Testo descrittivo: fantasy
Un gatto della terra
Se mi stai vedendo ora: sono su una nave volante. Mi chiamo Zero, sono un gatto norvegese delle foreste e non sono un felino terrestre come gli altri, ma sono un “pupetto”, cioè un cucciolo con le zampe particolari proveniente dalle galassie. Dove sto andando? Ora ve lo dico. Le mie storie possono sembrare strane, ma in verità vi dico che sono reali.
“C’era una volta…”, e ci sono ancora, cinque pianeti, così uguali ma così diversi. Ognuno ha degli anelli intorno, come Saturno, lo sai?
Il pianeta 5, il più importante, ha quattro anelli e una pietra luccicante su una cima montuosa. È una pietra così grande che si può vedere da una stella lontana anni luce. Infatti la vedo! Ma… che c’è davanti?
Sono le mie ultime parole prima che la nave si schianti contro un pianeta mobile guidato da qualcuno. Scusami! Ammetto che sono un neopatentato. Ti posso aiutare? – mi dice l’autista imprevedibile.
Sarebbe perfetto! Vado verso il quinto pianeta. Allora, seguimi! Seguo questo neopatentato, che in verità guida molto bene! Grazie mille! – gli dico. E mi incammino verso la stazione.
Mentre vado a prendere il mio biglietto, mi accorgo che non è come sulla Terra. Ci sono quattro anelli intorno al pianeta e i più grandi vengono usati come rotaie, mentre quelli più stretti vengono usati come marciapiede, però non hanno dei piedi!
Questi pupetti, perché così ci chiamiamo nel nostro universo, hanno colori molto stravaganti e delle abilità molto strane! Mi accorgo che quello che vedo e che dico, sono le stesse cose scritte sul libro d’avventura che sto leggendo in questo periodo.
La mia faccia cambia e ho delle espressioni scioccate, sbalordite, mortificate, terrorizzate che io ho non ho mai avuto prima. “MA SONO IO ZERO!” – esclamo.
Vado a pagina 27. Tutto quello che sta succedendo, lo trovo scritto nel libro. Chiudo il volume e faccio il biglietto. Mi vado a sedere su un posto e faccio una domanda al primo che mi capita. Noto un pupetto dal pelo tigrato arancione.
Come si chiama la vostra regina? – chiedo senza ciao e senza buongiorno.
Fatima, della famiglia reale D.
Quindi Fatima è anche la loro regina o solo una coincidenza? Non mi posso sbagliare, quindi vado a vedere la sua biografia. Ha i capelli neri e gli occhi marroni, credo. E si dice che non può mai stare seria e zitta. Ed è esattamente la descrizione del libro…
Sospiro e continuo il mio viaggio verso Snowmountain, la capitale del quinto pianeta.
Passano un paio di ore e vedo dal finestrino della neve. Qualcuno però, su un veicolo senza ruote, sta raggiungendo il treno a tutta velocità. Apro il finestrino e come regalo di benvenuto mi ritrovo della neve sulla mia faccia pelosa.
Benvenuto, straniero! Mi chiamo Seuntrenotroveròatuttavelocitàloseguirò e sono qui per fare un veloce controllo!
Non ho avuto un attimo per reagire che il pupetto ha tirato fuori ogni tipo strumentazione per il controllo.
Sono qui per controllare se ci sono atti illegali o se uno di voi è un agente dello spionaggio rivale con l’intento di rubare tutte le provviste di angurie con la buccia rossa e la polpa verde, perché nessuno le deve toccare!
Ci hanno fatto scendere e ci hanno controllato i documenti. Noto che c’è tantissima neve. Vado dal cambiavalute e scambio 80 corone norvegesi per 40 matite (2 corone norvegesi = 1 matita). Qui pagano con le matite. Vedo un castello. La regina Fatima dovrebbe abitare lì.
Sembrano passati pochi minuti ma in realtà sono già passate delle ore. Wow! Ora sono al castello! Forse non torno vivo… Bè, aspetto e vediamo se devo rischiare la mia vita per vedere se il proprietario del castello è un’umana e… non ci ho pensato! Magari controllo sul libro per vedere che fine faccio?
Vado a pagina 41 per vedere se torno integro, ma, oh per tutte le matite dell’universo, c’è disegnata solo una faccia arrabbiata. Ho avuto un’idea sciocchina e il libro non è d’accordo con me.
All’improvviso vengo fermato. Ciao! Scegli tu, vuoi una matita che ti trafigge la pancia o vuoi che ti cancello?
A parlare è un pupetto con il pelo bianco e con macchie arancioni. Ha anche dei bei dentoni da tigre, due zanne a sciabola.
Ci sei tu? – domando. Ma all’improvviso il pupetto arrogante sparisce nel nulla. Entro nel castello e mi ritrovo in biblioteca. Sull’entrata c’è scritto: “Giuro che non c’è un fantasma!”. Le varie stanze si chiamano “Fumetti per chi non ha voglia di fare niente” e “Horror che tanto non fanno paura”.
Prendo un libro. Chiudo gli occhi e odo una voce femminile.
Sembra che ci siamo incontrati già prima. Noto degli occhi enormi. Li guardo spaventato. È la regina Fatima? Ha una matita gigante, e mi tocca. Non ho più l’ombra. Ora ho capito! Questa è la matita della Creatrice. Ci ha disegnato. Lei ci ha creato e ha il potere di cancellarci.
Afferro di scatto la matita. Do qualche colpo a destra e a sinistra, su e giù. A un certo punto non c’è più niente e non c’è più nessuno. Ci sono io da solo in uno spazio bianco. Sono scomparsi tutti.
Sinceramente tengo io questa matita. Sono stanco e posso disegnare qualsiasi cosa. E Fatima? Se era lei, ora non la vedo più… magari la cerco un’altra volta!
Fatima 1B
Una conchiglia che può cambiare tutto
C’era una volta una ragazza di nome Haimi che viveva in un villaggio che non era come tutti gli altri ma speciale. In questo villaggio tutti gli abitanti erano molto uniti, infatti stavano tutti i giorni sempre insieme. Le loro case erano capanne molto simili a palafitte ed erano decorate con cerchi rossi. Haimi aveva una famiglia nobile. La mamma si chiamava Fatima e il papà Jon. Sua sorella maggiore si chiamava Katra e aveva 15 anni, mentre il fratello Ronny aveva 23 anni. Avevano da festeggiare un giorno molto importante, cioè l’anniversario del villaggio. Però prima c’era da pensare all’allestimento e alla preparazione degli spettacoli per i bambini. Haimi con i suoi fratelli andarono ad aiutare. Dovevano pensare anche alle decorazioni e a effetti spettacolari con l’uso dell’acqua marina, della sabbia rossa e dei frutti rossi. Le donne dovevano cucire tutti gli abiti per la famiglia e gli orefici incastonavano gioielli. Gli uomini dovevano procurarsi il cibo e cucinare, attaccare le decorazioni nei punti più alti e preparare i discorsi da pronunciare. Il villaggio aveva una conchiglia d’oro che era sacra. Era conservata in una teca di vetro custodita nel centro del villaggio. I bambini dovevano prenderla e passarsela in testa uno a uno. Haimi andò a prenderla, ma vide che non si trovava lì. Tutti i bambini andarono nel panico e chiamarono i genitori. La cercarono in tutto il villaggio ma non la trovarono.
Ad un certo punto videro un signore, ma aveva qualcosa di vagamente strano. Era vestito di nero con una sacca gigante, un passamontagna e un borsello. Lo fermarono e gli dissero:- Dove scappi! E lui impaurito chiamò il suo drago Josuè per scappare. I genitori si misero a correre perché non volevano dargliela vinta, ma dopo averlo cercato in tutta la foresta avevano perso le speranze. Sentirono un fischio proveniente dal cielo, alzarono lo sguardo e videro il signore tra le nuvole.
Lui disse :- Prima di riprendere il tesoro, dovrete superare delle prove. E risposero:- Va bene, siamo pronti a tutto!
La prima prova era andare sopra alla montagna per prendere dell’acqua freschissima. Si misero in cammino e avevano deciso di fare una catena umana. Il più leggero doveva salire sopra di loro. Con tanta fatica e tanto tempo, arrivò a prendere l’acqua. La portarono al signore che avevano scoperto si chiamasse Nick, il quale urlò: -Non penserete mica che sia finita qui, ora dovrete combattere contro di me!
I genitori sfiniti ma con grinta accettarono. Loro pensarono che potessero vincere perché erano in tanti mentre lui era solo uno. Però all’improvviso chiamò il suo drago che prendeva le persone e le portava via. Avevano tutti molta paura perché non volevano essere rapiti dal drago.
Fatima per fermare questa paura urlò:- Aspetta, aspetta, ti stai rendendo conto di cosa stai facendo! Noi non siamo cattivi vogliamo solo riprenderci i nostri averi.
Il drago si fermò per un istante. Poi un’altra persona aggiunse: -Perché volete la nostra conchiglia, se la volete davvero non si può fare così.
Il drago si fermò di nuovo e si mise a pensare mentre, mentre Nick gli comandava il contrario. Il drago capì che stava sbagliando, così strappò il borsone dalle mani di Nick e riconsegnò la conchiglia al villaggio. Nick era solo e si arrese.
Il villaggio invitò sia Nick che il drago alla festa. Da quel giorno il loro cuore diventò più dolce e vissero in quel villaggio. E vissero tutti felici e contenti pronti a proteggere la conchiglia d’oro.
Emma 1D
Lewis e Tulipano
Lewis era un elfo basso per la sua età, dato che aveva dodici anni elfosi che corrispondono a dieci anni umani. Il suo viso era rotondo, con delle lentiggini di color marrone chiaro, i suoi occhi erano grigi e verdi, il naso piccolo, la bocca sottile e di colore rosa come una pesca, le orecchie a punta come ogni elfo che si rispetti. Lewis era di corporatura media, era pallido, molto pallido, ma anche se era nato così a lui non importava.
Aveva un buon carattere: era dolce, simpatico, coraggioso, prudente e molto protettivo.
Lewis non era un semplice folletto… aveva il potere di disegnare tutto quello che voleva con una matita speciale. Questo potere anche se non sembrava tanto “speciale”, per lui era molto importante. Ma soprattutto voleva esplorare il mondo!
Partì tutto dal giorno del suo compleanno, quel giorno faceva i suoi dieci anni elfosi. Dopo la festa, i suoi genitori gli regalarono il suo primo animale da compagnia: una piccola ape come tutte le api normali, era sì nera e gialla come ogni singola ape, ma aveva un potere magico. Questo potere era di trasformarsi in qualsiasi cosa volesse, (una specie di mutaforma), e questa cosa era MERAVIGLIOSA per Lewis che rimaneva affascinato da quello che sapeva fare la sua piccola amica.
Passarono giorni, mesi, anni e un giorno, la piccola e graziosa ape Tulipano scomparve mentre la famiglia di Lewis stava cenando con la solita pasta alle cime di rapa un piatto tradizionale di quel posto, ovvero ELFILANDIA.
Lewis andò a dormire sereno pensando che Tulipano sarebbe tornata e che era tutto normale dato che quella piccola ape ogni tanto scappava.
Il ragazzino che andò a dormire tranquillo si svegliò preoccupato e ansioso dato che non c’era più il suo animale da compagnia. Iniziò a piangere a dirotto, per questo arrivò tardi a scuola (dato che doveva andare al corso per imparare a comportarsi come un umano perché il lavoro dei sogni di Lewis era diventare un insegnante di ballo ma quel lavoro non esisteva ancora a Elfilandia).
Appena finì il corso andò a casa sua, preparò lo zaino dove c’erano le cose indispensabili per andare a cercare Tulipano. Uscì di casa e iniziò la sua “caccia al tesoro” come diceva lui.
A un certo punto, rendendosi conto che non era una semplice caccia al tesoro, si fermò in una piccola capanna abitata dal suo migliore amico Occhio di tigre che proveniva dalla tribù dei troll gentili e gli disse:
“Occhio mio, ti ricordi Tulipano, la mia ape?”
“Sì, mi ricordo di lei! Perché me lo chiedi?”
“Beh, ieri dopo aver fatto cena, sono andato in camera mia e non c’era più!”
“Ah, capisco, e quindi cosa vuoi fare?”
“Io avrei un’idea, vorrei andare a cercare Tulipano, dato che è scomparsa. E sono venuto da te perché ti vorrei chiedere se puoi venire con me”.
“Okay a me va bene, tanto da quando sono stato nominato il più intelligente della scuola non faccio più niente oltre dormire, dormire e dormire”.
Quindi partirono per l’avventura! Ad un certo punto iniziarono a cantare una bella canzoncina ovvero: “Mille chilometri consumano consumano, mille chilometri consumano le suole!”
Poi…finalmente trovarono Tulipano che nel frattempo continuava a mutarsi in mille splendidi fiori per rendere il mondo migliore e colorato!
Yasmin I C