Testo descrittivo: fantasy
Viola e il mare
C’era una volta in un mare lontano una regina di nome Viola. Era alta, magra, aveva una coda viola e con le sfumature lillà, dei capelli mossi e viola, degli occhi lillà che bastava dire fuoco e dai suoi occhi usciva fuoco viola e tantissimi altri poteri. Un giorno stava regnando sul suo mare e uno squalo enorme di nome Max, di colore blu, grande come una barca, con dei denti affilati e bianchi degli occhi scuri come la pece e grandissimi, stava per attaccare tutto il mare. Fortunatamente le guardie lo presero ma solo dopo poco lo rilasciarono e lui creò un altro piano per distruggere il popolo marittimo di Viola. Il giorno tanto atteso arrivò e lo squalo attaccò e stavolta lo squalo prese Viola e con una pozione le tolse tutti i poteri e poi la rilasciò, ma poi quando tornò a casa e raccontò tutto ai suoi maggiordomi, loro ascoltarono e si misero alla ricerca della pozione che aveva solo lo squalo. Allora le guardie della sirena Viola si misero alla ricerca della pozione, dopo una grande ricerca finalmente erano davanti al castello dello squalo che era enorme con all’interno delle stanze con tutti specchi, quindi era impossibile trovare la pozione. Le guardie della sirena Viola, però, erano bene attrezzate e infatti avevano uno scanner che permetteva di vedere attraverso tutto ciò che li circondava.
Una volta entrati nel castello dello squalo si misero alla ricerca della pozione magica e dopo tanto tempo la trovarono. Tornarono subito dalla principessa per restituirle la pozione e subito dopo la sirena riprese i suoi poteri. La sirena, una volta recuperati i suoi poteri, riuscì a sconfiggere lo squalo e riportò la pace in tutto il regno del mare.
Giulia I A
I tre cristalli
C’era una volta, tanto tempo fa, oltre le immense dune, le tempeste di sabbia e sotto il sole cocente del deserto, un passaggio segreto che portava ad un mondo incantato!
In questo posto tutti sapevano fare le magie, ma non quelle che fanno i prestigiatori a teatro per divertimento. Loro usavano la magia per combattere! Esistevano due mondi: al di qua e al di là del portale. Il Mondo dei Non-Magici dove il caldo era terribile e il Mondo dei Magici dove c’era sempre una bellissima brezza primaverile e la natura era in perfetta armonia.
Qui vivevano un sacco di animali magici e creature incredibili come sirene che cantavano nel loro mare, i centauri che, era meglio, non trovarsi davanti se non si voleva fare una dolorosa e bruttissima fine. Poi c’erano i draghi ricoperti di scaglie pregiate e armati di un fuoco distruttivo. C’erano anche i folletti molto astuti, re e cavalieri impavidi, principesse e regine bellissime…
Qui viveva un giovane elfo di nome Dalgor. Era alto per essere un elfo, con la carnagione chiara e il viso pieno di lentiggini. La sua bocca era rosea e piccola, gli occhi di un verde smeraldo e i capelli così chiari da sembrare bianchi come i petali delle margherite. Lui non sapeva cosa stava per succedere al suo villaggio. Infatti in un giorno soleggiato, vide in lontananza un uomo incappucciato che si dirigeva verso il suo villaggio. Quando si avvicinò, Dalgor lo riconobbe: era un messaggero del male. Questo voleva dire soltanto una cosa: pericolo!
Perché – dovete sapere – che in questo villaggio ci fu, molto tempo prima, una terribile lotta tra il Bene e il Male. Aveva vinto il Bene, ma il Male aveva come capo un terribile mago oscuro che era scappato e si era rintanato in un castello dietro a una montagna. Era diventato però molto debole perché era stato privato della sua magia!
Dalgor corse a chiamare il capo del villaggio che andò subito a vedere. Il messaggero chiese al capo una cosa particolare: doveva consegnare sua figlia, famosa per la sua bellezza e il suo carattere gentile e premuroso; altrimenti il loro esercito li avrebbe attaccati e questa volta conquistati! Il capo ci pensò su e alla fine decise di dare sua figlia al messaggero. Dalgor pensò che fosse una cosa orribile e che non aveva un briciolo di coraggio. Pensò anche che non si meritava di essere lui il capo-villaggio.
Organizzarono una festa di addio per la fanciulla che fu consegnata. La mattina dopo il capo chiamò inaspettatamente Dalgor nella sua dimora e gli chiese di andare a liberare sua figlia dalle grinfie del mago. Ma l’elfo voleva sapere cosa gli dava in cambio e il capo rispose qualunque cosa. Dalgor allora gli confidò che voleva la mano della ragazza. Il capo accettò.
Dalgor partì immediatamente per salvare la bella fanciulla.
Partì col suo fidato cavallo che si chiamava Vento che aveva il manto del color del miele e la sua criniera era lunga e lucida. Durante il suo cammino incontrò un altro mago un po’ vecchio con una lunga barba argentea e aveva appoggiati sul suo naso adunco degli occhiali a forma di mezzaluna che gli davano un aspetto saggio e tranquillizzante. Quel mago si chiamava Albus, era un mago potentissimo alleato con le forze del bene.
Dalgor chiese ad Albus dove si trovava il castello del mago oscuro. Lui gli rispose che si trovava dietro le montagne incantate, dove si diceva vivesse un mostro metà umano e metà toro che mangiava chiunque passasse di lì. Poi il mago aggiunse che per liberare la figlia del capo e entrare nel castello del mago, doveva trovare i tre cristalli del destino: il primo era quello del coraggio che lo custodiva il mostro, il secondo quello della forza che lo custodiva il gigante addormentato e l’ultimo quello del destino che lo custodiva lui stesso.
Dalgor chiese ad Albus se gli poteva dare il terzo cristallo e il mago acconsentì immediatamente perché sapeva che lui era puro di cuore. Appena ebbe il cristallo Dalgor ringraziò il mago e continuò la sua missione.
Dopo qualche giorno arrivò alle montagne incantate e le scalò insieme al suo cavallo. Giunse alla grotta del mostro metà toro,ma stranamente la trovò vuota e pensò che sarebbe stato meglio così: poteva avere il tempo per cercare il cristallo. Lo cercò a lungo e ancora non c’erano tracce della creatura, poi vide qualcosa brillare nella penombra della grotta e si affrettò a capire da dove veniva quella luce. Con sua immensa gioia vide che era il cristallo del coraggio. Lo afferrò e sentì dei passi pesanti alle sue spalle. Pensò che si potesse trattare del mostro, allora si nascose dietro un mucchio di ossa e aspettò che si addormentasse. Dopo qualche ora che a Dalgor sembrava non finire mai, finalmente sentì russare la creatura mostruora. Allora uscì dalla caverna e si precipitò immediatamente fuori con il suo cavallo.
Si diresse dal gigante addormentato e quando arrivò notò che proprio sulla fronte del gigante era incastonato il cristallo. Salì pian piano sul corpo del gigante, finché non arrivò finalmente sul suo sopracciglio e con tutte le sue forze cercò di tirare via il cristallo e ci riuscì solo molto dopo aiutato da Vento, il suo amato cavallo, che usò denti e zoccoli. Quando lo estrasse il gigante emise un lamento e si grattò la fronte, così facendo, fece cadere Dalgor e Vento, che atterrarono sopra un cespuglio di rose lì vicino, mentre il cristallo fortunatamente non si ruppe. L’elfo afferrò il cristallo e saltò in groppa a Vento. Partirono per il castello del mago. Però era calato il sole e quindi si fermarono a riposare. Mentre Vento mangiava, Dalgor vide che dietro gli alberi si stagliava la possente figura del castello.
La mattina dopo fecero colazione e partirono immediatamente. Attraversarono la foresta e appena uscirono dagli alberi, apparve davanti l’imponente castello del mago. Dalgor vide una finestra aperta di una torre e usò la sua magia per entrare. Appena fu dentro capì che era nella camera della fanciulla e la vide distesa sul letto a piangere. Lui si schiarì la voce per far capire che era entrato e lei appena lo vide cacciò un urlo, ma fortunatamente si zittì alle mosse di lui che le spiegò il motivo del perché fosse lì. Il piano era che lei doveva scappare con Vento, mentre lui avrebbe lottato contro il mago per sconfiggerlo.
Lei partì e lui scese al piano di sotto. Si trovò faccia a faccia con il mago del male che attaccò per primo. Dalgor lo respinse usando uno dei cristalli, ma il mago gli lanciò un altro incantesimo. Respinse anche questo usando sempre un cristallo. Questa volta il potere rimbalzò contro il mago che fu annientato definitivamente. Dalgor si smaterializzò e apparve nel suo villaggio dove la figlia del capo era già arrivata grazie alla super velocità di Vento. Appena lo videro, gli abitanti del villaggio gli corsero incontro e festeggiarono la sua vittoria.
Qualche giorno dopo Dalgor e la fanciulla di nome Diana si sposarono. Dalgor divenne così il capo del villaggio e sotto la sua guida vissero tutti felici e contenti per il resto dei loro giorni!
Anna 1D