Testo descrittivo: fantasy

Sirena, dall’oceano alla città

C’era una volta una ragazza di nome Sirena che, come si intuisce dal nome, era una sirena dagli occhi azzurri, con i capelli biondi, con la coda arancione e rosa come il tramonto. Sirena amava giocare con i delfini perché le trasmettevano un senso di divertimento, ma a lei piaceva soprattutto farsi lunghe nuotate per tutto l’oceano scoprendo ogni giorno nuove cose. Un giorno, però, sua madre piombò in camera sua dicendole: “forza, nuota, scappa che sono arrivati gli umani!. Allora Sirena si alzò dal letto, prese le sue cose e scappò nuotando nell’oceano più veloce che poteva, lasciandosi tutto e tutti alle spalle.

Dopo due giorni si ritrovò davanti a una specie di casa stregata e siccome la curiosità la stava assalendo, decise di entrare. Una volta entrata, si ritrovò avanti a un trono dove sedeva una malvagia regina del mare, di nome Malefica, che aveva i tentacoli viola e neri che le spuntavano da tutte le parti ed era un po’ grassottella. Ma non era sola, infatti, vicino a lei vi era un uomo di scurissima carnagione, tanto che non si vedeva né alla luce, né al buio, aveva un mantello lungo e nero, con il naso schiacciato, era calvo e si chiamava Malefico. Allora Sirena scappò di nuovo più veloce che poteva, ritrovandosi perciò nel porto di Umanladia. Si nascose in un angolino e si trasformò in umana grazie alla pozione magica contenuta in un anello regalatole dalla sua mamma e di cui ignorava la potenza, poi andò a cercare i suoi genitori sperando di ritrovarli in città.

Andando in cerca dei suoi genitori, ad un certo punto, si trovò davanti alla scuola della città ed entrò.  Vide un’infinità di persone che camminavano qua e là senza sapere dove andare. Mentre camminava lungo i corridoi, incontrò un ragazzo di nome Nico dagli occhi azzurri, i capelli biondi, alto, magro e soprattutto gentile ed educato: fu amore a prima vista. Quindi, una volta uscita da scuola, aspettò che lui uscisse e poi si mise a seguirlo, dopo tanto tempo che lo seguiva, finalmente giunse alla casa di quel bel ragazzo. La casa era molto grande, era di un colore bianco opaco, circondata da un curatissimo giardino pieno di fiori come: le margherite, i tulipani… Allora, passate due o tre ore, quando ormai se ne erano andati tutti, decise di entrare. Entrando vide strane cose che non aveva mai visto: la tv, il divano, le porte, la cucina, il frigo, le sedie, i letti… Però si era sbagliata perché non era sola, infatti con lei c’era Nico che fortunatamente non si era accorto della sua presenza, quindi decise di osservarlo per scoprire un po’ le sue abitudini. Nico si accorse di lei, perciò si spaventò a morte. In seguito si mise a correre e scappò. Il giorno dopo ci riandò a chiedere scusa per l’accaduto; quindi da lì cominciarono ad incontrarsi sempre di più, cominciarono a frequentarsi, così diventarono molto amici tanto che un giorno andarono da un amico di Nico che gestiva un bar e cominciarono a parlare della loro vita e di tutto ciò che riguardava loro stessi. Però ad un certo punto Sirena, per sbaglio, disse che era una sirena e che aveva vissuto per quasi tutta la sua vita nel mare. Nico credette a quelle parole, a differenza degli altri ed in seguito si innamorò di lei e senza aspettare molto, le chiese se voleva essere la sua fidanzata e, perché no un giorno sposarsi.

Perciò Sirena si trasferì sulla terra e il giorno del suo matrimonio, dall’altare riconobbe i suoi genitori e tutti vissero per sempre felici e contenti.

Lucia 1A


La strega mozzatesta

Tanto tempo fa, in un villaggio di montagna innevato e pieno di tanti pini ricoperti di neve, vivevano cittadini consapevoli di quel che sarebbe potuto succedere da un momento all’altro nel loro villaggio, vista la presenza della “Strega mozza teste”.

Questa aveva uno sguardo temibile da far paura pure a un gigante, con grossi occhi rossi come il sangue e un curvo e grosso naso quasi più grande del suo viso, labbra sottili quasi invisibili ma di un colore violastro. Il suo vestito era nero e stropicciato, sembrava ci fosse addirittura muffa su di esso e notevoli erano pure le sue scarpe: alti tacchi rossi, anche essi proprio come il sangue.  Il nome dato a questa strega fu scelto proprio dai poveri cittadini di quel villaggio, per via del suo comportamento: se per caso qualcuno fosse entrato nel suo territorio, gli avrebbe immediatamente mozzato la testa per poi buttarla nel fiume dei coccodrilli anche detto  “Il fiume della morte” temuto da tutti gli abitanti. Inoltre, prima di mozzare la testa obbligava i malcapitati a superare  delle sfide ad altissimo rischio.

Un giorno una bambina di nome Evelyn appena uscita da scuola, fu attratta da un sentiero buio e pieno di alberi e di rosse rose con pungenti spine. Lei aveva grandi occhi lucenti e verdi con un naso a patatina e delle labbra fine di un color rosa pesca. Indossava un lungo abito chiaro color crema e delle scarpette dello stesso colore con sopra un fiocchetto.  Decise di addentrarsi in questo sentiero e addentrandosi sempre di più si ritrovò di fronte ad un impedimento che non le permetteva di passare, cioè un grosso fiume pieno di coccodrilli, ma a quel punto non si ritirò per paura o per altro, visto che nel suo villaggio i coccodrilli dei fiumi non mancavano mai e quindi per lei era una cosa quasi normale. Cercando di trovare un qualcosa per attraversarlo, si ritrovò davanti a un robusto albero messo per orizzontale sul fiume, allora salì e con qualche difficoltà riuscì a oltrepassare quel maledetto fiume. Una volta arrivata sull’altra sponda però, non ebbe una bella sorpresa. Era arrivata al regno della Strega, proprio la “Strega mozza teste”. Ma Evelyn vista la sua età non ne sapeva nulla, allora continuò. Quando però si ritrovò proprio davanti al regno,

una specie di tanti troll la accerchiarono, poi la presero e la portarono in una stanza ambigua, gigantesca con pareti dipinte esclusivamente con rose e con pavimenti rossi. Aspettò da sola all’interno di quella stanza senza vie di uscita, senza finestre e facendosi qualche domanda ma senza aver alcuna paura. Dopo un po’ entrò una donna, la strega, proprio lei. Prese la bambina e la portò in una stanza ancora più grande di quella, con al centro un grosso trono accerchiato da una centinaia di rose rosse. All’interno di essa la strega si mise seduta e fece mettere Evelyn di fronte a lei ma circa una quindicina di metri e le chiese: <<Cosa ci fai qui piccola mocciosetta?>> e la bambina senza alcuna paura le rispose che stava soltanto facendo una passeggiata fino a quando non si ritrovò davanti al suo regno. La strega allora si rivolse nuovamente alla bambina dicendo aggressivamente: “Cosa vuoi fare allora vuoi morire?!”

La bambina confusa disse un no potente. La strega ribatté: <<Bene, allora preparati a morire ugualmente se non  supererai tutte le imprese!>>

Evelyn, essendo coraggiosa, ancora non aveva alcun timore e decise di fare queste imprese pensando fossero stupidi giochetti. Alla sera la strega portò la bambina in una stanza piccola e cupa in cui si trovava un fradicio e ammuffito materasso a terra e un cuscino con più buchi che riempimento e come al solito non potevano mancare le classiche rose rosse. Alla fine Evelyn si addormentò. La mattina seguente la Strega entrò nella stanza ed esordì : “Inizio dei giochi!” e le spiegò tutte le sfide da fare cioè: prendere i sacri diamanti dal monte dello yeti, attraversare il fiume della morte a nuoto, e la sfida più atroce tra tutte era proprio prendere i cuccioli dell’ orsa dal monte Polare. La bambina ancora per una volta non sembrava spaventata e si avviò per un lungo tragitto verso il monte dello yeti. Arrivata in cima intravide un’ ombra scura e gigante, poi alzò lo sguardo e vide un grosso yeti con un folto pelo grigio e due occhi verdi e grandi come due palle da bowling. Stavolta la bambina saltò in aria per lo spavento e si mise a correre verso i sacri diamanti, ma lo yeti non smetteva di correre con i suoi grossi piedoni. Nel frattempo lei riuscì a prendere i diamanti ma il problema è che non aveva vie di uscita e pensò bene di nascondersi per tutta la notte o per il tempo che ci sarebbe voluto per far allontanare lo yeti. Passarono ben quattro notti e cinque giorni nascosta senza cibo né acqua, quando finalmente non  sentì più i grossi passi dello yeti e uscì sapendo di aver vinto con successo la prima sfida ma ignara di quel che l’aspettava dopo.

Con grande fatica ritornò al castello ma in condizioni che facevano pena. Inaspettatamente la strega le disse che ad ogni sfida vinta avrebbe avuto un premio, e visto che aveva vinto la prima sfida ebbe come premio un delizioso banchetto con tutte le prelibatezze della città. Arrivò la mattina seguente e doveva superare la seconda sfida ma la bambina era tranquillissima perché la sfida a seguire sarebbe stata semplice a parer suo perché si ricordava di aver attraversato già il fiume della morte e sapeva benissimo che bastava trovare o una liana o un tronco in maniera tale da poter attraversare senza problemi il fiume. Ma non fu così. Arrivata anche davanti alla seconda sfida si rese conto che era diverso il posto, non c’erano liane, niente tronchi, e allora entrò nel panico e non sapeva cosa fare se non che saltare da uno scoglio all’altro. Decise di seguire il suo intuito e saltò sul primo scoglio, poi sul secondo, e infine sul terzo, ma si guardò intorno e vide quattro coccodrilli che la circondavano da sotto lo scoglio ma le mancava ancora l’ultimo salto per arrivare sulla terra ferma. Cercò di non guardare l’acqua per farsi coraggio e saltare ma quando ci provò cadde accidentalmente nell’acqua, ma la salvò la corrente che la trascinò via e arrivò proprio dove attraversò per la prima volta il fiume della morte e si aggrappò ad una liana. Riuscì a completare anche la seconda sfida e la mattina seguente però avrebbe dovuto completare la terza e ultima sfida. Il premio di questa seconda sfida invece era una nuova stanza non più quella fradicia con il materasso ammuffito a terra. Arrivò anche il momento dell’ultima sfida ma anche la più atroce e Evelyn non perse tempo e si avviò immediatamente in un lunghissimo tragitto verso il monte Polare senza paura, anzi pensava soltanto a quanto dovessero essere carini quei cuccioli. Arrivò anche di fronte alla terza e ultima sfida e non perse tempo, andò subito a cercare i cuccioli dell’ orsa. Li vide e andò loro incontro e ne prese uno alla volta. Pensava fosse finita e cominciò a scendere dal monte fino a quando non si girò per raccogliere il fiocchetto della sua deliziosa scarpetta che cadde a terra, ma si ritrovò mamma orsa dietro di lei infuriata dal fatto che qualcuno avesse preso i suoi cuccioli. L’orsa cominciò a rincorrere la bambina che era ormai bravissima a scappare da qualsiasi pericolo e si mise di fretta e furia dietro un grosso albero e l’ orsa ingenua non vedendo più la bambina continuò a correre nella speranza di trovarla ma non fu così. Evelyn aveva vinto anche l’ultima sfida ed ora era il momento di vedere il premio. Arrivata al regno si trovò la strega super sorpresa e la lasciò andare via. Evelyn riuscì finalmente a tornare  al suo villaggio con tutti gli abitanti che la aspettavano ormai da tantissimo tempo. Tutti le fecero i complimenti, le fu organizzata una gran festa, ricevette molti regali dai bambini del villaggio.

Fu così che Evelyn riuscì a sopravvivere alla temuta strega mozza-teste e diventò un esempio di coraggio per tutti.    

Maria Francesca 1C

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